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Cosa vuol dire correre un’ultramaratona

Cosa vuol dire correre un’ultramaratona

L’ultramaratona è una gara contro te stesso, contro il tuo corpo, i tuoi pensieri e il tuo stato d’animo.

Eleonora Corradini

03 Dicembre 2021

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L’ultramaratona è una gara contro te stesso, contro il tuo corpo, i tuoi pensieri e il tuo stato d’animo.

A differenza di altre distanze, nelle ultramaratone presentarsi alla partenza mentalmente allenati, sereni e determinati, è molto importante, se non essenziale, per poter ottenere un soddisfacente risultato (che sia legato al cronometro o più “semplicemente” all’arrivare al traguardo).

Quando parliamo di ultramaratone intendiamo tutte le gare con distanza superiore alla maratona, ovvero ai 42.195 metri della gara “Regina”. Ne esistono tantissime, dalle 50 km fino ad arrivare alle 1000 miglia. In quest’ultimo caso parliamo di esperienze estreme a cui partecipano pochi atleti, in quanto per raggiungere determinati traguardi è necessario essere “veterani” in queste discipline. Diciamo che bisogna aver collezionato numerose medaglie sulle diverse distanze (100km, 100 miglia e 200km).

Improvvisare oltre a non essere consigliato porta spesso a ritiri o comunque a ricordi negativi delle esperienze vissute! Personalmente amo correre questi viaggi, sia per le emozioni che vivo sia per gli insegnamenti che mi lasciano e che si riversano anche sulla quotidianità.

È Difficile selezionare una sola gara che possa ricordare in modo unico e particolare, però se dovessi scegliere, analizzando non solo le emozioni ma anche la bellezza della gara in se, direi senza troppi dubbi che l’ultramaratona più bella che ho corso è stata la “100 MEILEN BERLIN”, in italiano: la 100 miglia di Berlino. Esatto! Cento miglia ovvero 161km corsi a piedi.

 

 

Dopo il fallimento della mia Seconda NOVE COLLI RUNNING nel 2019, ho deciso di iscrivermi alla 100 Miglia di Berlino per riscattarmi della delusione ottenuta a Cesenatico e provare a testarmi su una lunga gara in vista del mondiale di 24 ore su strada ad Albi, che stavo preparando e svoltosi poi nell’ottobre seguente.

Sono partita con tutte le intenzioni possibili per fare bene, come succede in ogni gara, ma non possedevo la totale convinzione di riuscire in una gara quasi perfetta, come poi si rivelerà. Sono partita senza alcuna aspettativa prestazionale e senza un determinato obiettivo cronometrico o di piazzamento.

La 100 miglia di Berlino, nata nel 2011, commemora le vittime dell’ex confine, che ha tenuto separata la Germania dal 1961 al 1989.

Il percorso infatti segue la linea dell’ex confine, ovvero il tragitto esatto del muro, per un totale di 161 km circa intorno a Berlino ovest. La gara si svolge sempre nel weekend di ferragosto ed ha la particolarità di invertire il senso di marcia ogni anno.

 

 

Il percorso è prevalentemente piatto, con alcuni saliscendi e una lunga parte all’interno di un bosco, ricca quindi di chilometri di strade sterrate e battute.

L’organizzazione è eccellente, i ristori ricchi di ogni pietanze, le segnalazioni del percorso sono eccezionali e i volontari molto disponibili.

Personalmente sono stata seguita, essendo in testa alla gara femminile già dal 20esimo chilometro, da un giudice in bici per l’intero percorso. Ero senza alcun tipo di assistenza, con me soltanto un mio collega per scattare alcune foto, ma sono partita lasciando ai tre checkpoint le borse con i cambi necessari proprio perché il mio obiettivo era testare e allenare la mia resistenza e la mia forza mentale.

È stata una corsa bellissima, ogni chilometro era sempre più emozionante e io ero sempre più incredula di ciò che stavo riuscendo a compiere. Ero stupita e allo stesso soddisfatta di come le mie gambe e il mio corpo stavano rispondendo alla mia mente. Ho trascorso ogni chilometro con immensa gioia e senza trovare mai, davanti alla mia strada, un momento di vera crisi.

Non sapevo che tutto questo mi avrebbe permesso di ottenere un risultato sopra ogni più incredibile aspettativa.

Sono arrivata al traguardo, in quella pista d’atletica che ricordo ancora come fosse ieri, prima donna e terza assoluta fermando il cronometro in 15 ore e 22 minuti, e stabilendo così il record femminile della competizione, che a tutt’oggi ancora m’appartiene.

Nonostante fosse tarda sera, sono stata accolta da un grande applauso e da tanti complimenti da parte di tutti gli spettatori e organizzatori presenti. Le ore successive sono state un insieme di emozioni indescrivibili. Mi sembrava di vivere un sogno, al punto che la notte non sono riuscita a dormire.

Il risveglio del giorno successivo è stato ancora più bello, quasi il mio corpo non sentiva la fatica del giorno precedente. Ero frastornata e felice, incredula appunto.
E’ stato un viaggio davvero bellissimo, vissuto con totale lucidità e senza tutte quelle sofferenze che solitamente si provano su queste distanze. E’ stata la mia giornata perfetta, che spero di ritrovare presto in altre gare e in altri viaggi da affrontare.


Ti vuoi preparare per una maratona? Leggi la mia rubrica.