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Cosa non si fa per la Pina?

Cosa non si fa per la Pina?

di Andrea Rigoni “Pina” è quella che mi viene ogni volta che partecipo a questa gara… eppure… La Granfondo Pinarello è […]

Redazione ENDU

21 Agosto 2017

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di Andrea Rigoni

“Pina” è quella che mi viene ogni volta che partecipo a questa gara… eppure…

La Granfondo Pinarello è una delle mie gare preferite, non solo per l’altimetria. Io, bresciano dalla nascita ma veneto di origine, sento il richiamo di quei luoghi abitati da gente allegra: amo la loro parlata, il loro cibo, il vino e il loro spirito imprenditoriale.

Benetton, Campagnolo, Rana, Diesel,… aziende conosciute in tutto il mondo e partite dalla provincia veneta. Pinarello in questo senso è un esempio massimo. Unico marchio italiano riuscito a collocarsi al top del mondo professionistico per poi essere venduto a Louis Vuitton.

Oggi Pinarello fa dei numeri stratosferici e a livello internazionale, grazie alla lungimiranza della famiglia, è il marchio di bici più conosciuto e desiderato del made in Italy. Non fanno eccezione d’eccellenza la GF e la splendida festa 6xAndrea a Jesolo.

La GF Pinarello è la gara che più somiglia a una corsa vera nel panorama delle GF importanti, le altre si prestano più a prove di endurance considerati i dislivelli assurdi. Per correre la Pinarello serve tecnica, freddezza, resistenza, potenza e il kg di troppo viene perdonato grazie ai tanti km di pianura che dividono la partenza/arrivo dal blocco delle salite.

Ogni anno per partecipare a questa gara faccio dei salti mortali. Il giorno prima, sistematicamente, viene organizzata una gara in salita che compone una corsa a tappe (non consecutive) della quale sono leader. La gara in questione si tiene a Maniva a quota 1.700 metri. Con questa gara si apre il mio week end di fuoco. Il venerdì preparo la borsa sia per la gara del giorno dopo sia per il soggiorno a Treviso. Parto il sabato alle 8.30 da casa per recarmi all’arrivo di tappa, posto a 70 km (di montagna) da casa. Faccio una sgambatina e poi mi preparo alla partenza. La gara va bene, secondo assoluto e primo di categoria ma lo sforzo, naturalmente, è stato molto intenso. Dopo le premiazioni e due panini al crudo parto alla volta di Treviso dove i miei compagni mi aspettano per cena con il mio dorsale ritirato.

Arrivo a Treviso alle 20.00 abbastanza fiaccato. Ceniamo assieme (ed è sempre il momento più bello delle Granfondo). Preparo la bicicletta nella mia camera, sistemo il numero, i rifornimenti e chiaramente, a causa del grande stress e del cambio-letto, dormo forse 40 minuti in tutta la notte. Dopo la colazione ci rechiamo alla partenza. A Treviso, il giorno della gara, è sempre una grande festa: musica e ospiti straordinari. Il clima in gruppo, complice il calendario GF quasi esaurito, è sempre molto rilassato. Sono in seconda griglia e non ho compagni di squadra ma trovo l’amico Benfatto con il quale parliamo del più e del meno come fanno i pescatori sull’argine del fosso domenicale. Le sensazioni pre-granfondo sono qualcosa di tangibile e contrastante: un misto di emozione, paura, eccitazione, grinta, speranza, stress, voglia che finisca, voglia che duri per sempre, odio, amore ma alla Pinarello l’intrattenimento è dei migliori e gli ospiti che si susseguono al microfono non ci fanno sentire troppo la pressione pre-gara.

Finalmente la partenza. Solitamente nel gruppo alle alte velocità mi sento a mio agio ma qui il livello è alto e tutti vogliono andare avanti. Siamo un gruppo allargato e compatto che procede a velocità folle. Visti i numerosi restringimenti di strada, gli inutili kamikaze e gli spartitraffico diverse sono le cadute e le frenate. Per allentare la tensione nel gruppo scambio qualche saluto con gli amici che mi fa sempre piacere incontrare alle gare: Paulotto, Attolini, il mio grande compagno Greco e Trevisan, con quest’ultimo, come al solito, non appena si è presentata occasione abbiamo attaccato. Si, perché se la velocità è folle, allora noi andiamo in fuga. Ci abbiamo provato diverse volte e all’ultimo tentativo dopo un paio di strappetti il gruppo era ben ridotto.

Mi rivolgo al buon Strava per riconsiderare l’esperienza perché è facile entrare in confusione con una gara così nervosa. La media dei primi 16 km “non controllati” è stata di 48.2. Sono molto determinato, vedo Cecchini e Zanetti coadiuvati da compagni di squadra. Mi piazzo sulla ruota di Zanetti che a quanto pare si sta conservando. I wattaggi sulle prime salitelle sono davvero micidiali per il mio peso e le strade diventano strette. Ci sono anche cadute in salita. Comincio a sentire la fatica del giorno prima e il caldo si fa importante. Dentro di me un solo mantra: “gira per il medio, gira per il medio, gira per il medio,…” continuo a ripetere questo mantra anche quando giro per il lungo.

E’ partita una fuga con personaggi di peso, li ho visti partire proprio mentre venivo riassorbito dopo un mio allungo non troppo convinto. Tra i fuggitivi riconosco Tecchio ma non gli altri. Sicuramente sono corridori forti perché Zanetti mette alla frusta i compagni. Mi metto sulla sua ruota. I watt e i rilanci sia in pianura che sugli strappetti diventano impressionanti. Sembra l’ultimo km di una gara in circuito. Restiamo in 10 non di più all’inseguimento dei 6-7 corridori in fuga. Mi sento molto bene. Ho solo un piccolo problema: l’imminente salita di 14 km. Non conosco la salita ma il modo in cui viene presa da questi grandi corridori mi fa preferire il proseguire con il mio passo. Vengo presto raggiunto dal gruppo del simpatico Pegoraro e assieme completiamo l’infernale salita tra una battuta e un’imprecazione. La salita non è dura ma è decisamente snervante, non riusciamo a tenere un ritmo costante ed efficace.

Ecco che arriva, immancabile, la MIA Pina. A 1 solo km dallo scollinamento ho il mio momento buio. Purtroppo quando mi capita non c’è nulla da fare. Saluto il gruppetto e concludo la salita, scendo come posso senza riuscire a fare grandi rilanci. Vengo raggiunto da altri corridori. C’è una salita di 4 km lungo la quale scivolo ancora indietro. Vengo raggiunto da un gruppetto dove trovo l’amico Mohammed, ora in ospedale, ha rischiato la vita per uno scontro con un furgone qualche giorno dopo la Pinarello. Pedaliamo assieme e riesco a riprendermi. Sul muro al 15% che ci attende salgo bene e allo scollinamento parto secco, da solo, rientro sul gruppetto davanti. Con questo gruppetto pedaliamo in doppia e ci fondiamo col gruppo avanti, affrontiamo l’ultima salita e ci tuffiamo verso Treviso. Media degli ultimi 20 km 43.2. Peccato per quel buco, per quella solita “Pina”; vinco anche la volata dei battuti ma mi “accontento” del 35 assoluto e 5 cat. Complimenti a chi è stato davanti, in queste corse non basta essere leggeri o forti in salita. Sono corse complete. Tutta la mia stima alla famiglia Pinarello. Lo scorso anno ho avuto la fortuna di partecipare con una buona formazione alla 6xAndrea e devo dire che è una grande festa del ciclismo. Invito tutti a parteciparvi. Dal canto mio… non vedo l’ora di prendermi un’altra Pina il prossimo anno.